mercoledì 5 febbraio 2014

Last Vegas: una recensione


Un film dal cast stellare sul tema della vecchiaia. Lasciate a casa i fazzoletti: con "Last Vegas" si ride.


Devo ammettere che quando ho visto la locandina di "Last Vegas", sono rimasta sbalordita dal cast: Michael Douglas, Robert De Niro,  Morgan Freeman e Kevin Kline. Tutti premi Oscar con pellicole notevoli nei loro curriculum!
Tuttavia, una volta letta la trama, il dubbio di essere delusa sull'ennesimo film che parla di addio al celibato, ha iniziato a diventare concreto.

credits: http://cheatedhearts.com.au/


Ma sono una temeraria, e ho visto comunque "Last Vegas".
In realtà, i presupposti per "Una notte da Leoni" in versione ageè c'erano tutti ma il regista Jon Turteltaub è stato bravo (secondo me) a non cadere in tale tranello. 
I protagonisti del film sono infatti quattro signori di una certa età, amici sin dall'infanzia, che vivono in diverse città, negli Stati Uniti.
Ognuno ha i suoi problemi: Paddy (De Niro) ha perso la moglie da un anno, ed è chiuso nel suo appartamento a Brooklyn, arrabbiato con il mondo. Sam (Kline) vive in  una città della Florida dov'è presente una folta comunità di anziani ed è terribilmente annoiato. Archie (Freeman) sopravvissuto ad un  infarto, è trattato come un infermo dalla famiglia.  Billy (Douglas) sembra quello che se la passa meglio: sta per sposare una trentaduenne che stravede per lui, vive in  una bellissima villa e organizza il suo addio al celibato proprio a Las Vegas. Gli amici lo raggiungono, e dovranno tenere a bada lui e il brontolone Paddy, con cui ci sono da sempre delle questioni da chiarire.
A complicare le cose, arriva Diana, una cantante non più giovane ma ricca di fascino (interpretata da Mary Steeburger, convertita anche lei al botox). 

Il film non è certo un capolavoro, da Oscar, ma fa riflettere sulla vecchiaia in maniera divertente. Sinceramente a me è piaciuto! Sarebbe stato bello però invertire i personaggi  di De Niro e Douglas: ormai entrambi sono spesso  già stati  visti in ruoli analoghi . Tutto questo in alcune scene procura un fastidioso effetto déjà vu.


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