lunedì 4 marzo 2013

La tristezza di non essere "choosy"


La vostra vita sta andando veramente come volete?


 

L'altro giorno ho captato una conversazione, mentre ero al supermercato. Non sono un'ascoltatrice seriale di cavoli altrui, ma le due ragazze in questione stavano parlando a voce altissima e non ho potuto non sentirle.  Così, dopo attenta riflessione, ho deciso di parlarne su questo spazio. Lo so che di solito scrivo tutt'altro, ma visto che ho un  blog,  perchè non usarlo per dimostrare pubblicamente, nonstante le apparenze : ) che anch'io ragiono ( e faccio la spesa? : ) ).

Le due tipe erano entrambe sulla trentina, abbastanza ben vestite, donne diciamo,  molto comuni.  Sembravano disquisire di un argomento interessante, ed inusuale, lì, in fila alle casse. Parlavano di scelte di vita. La prima sembrava essere molto riflessiva, mentre l'altra era più positiva e forse sognatrice. La secondo parlava di aprire un bar, in società con un loro amico comune. L' amica trovava una difficoltà per ogni punto che le veniva messo davanti. Era tutta una tiritera di - "Ma sai che c'è crisi? E i fornitori come li paghi? In banca non ti faranno MAI UN MUTUO"- La sognatrice sembrava sempre più scoraggiata.

Non so come sia andata a finire, la discussione, tra le due. Però da lì ho pensato, a tutte le volte che la vita  trascina, o meglio, di tutte quelle volte che ci si fa portare in un' altra direzione. Parlo della scelta di cosa studiare, e di quello che conviene lasciar perdere. Parlo di quel corso di lingua che alla fine non si frequenta e della dieta lasciata a riposare, nell'angolo dei -"Lo farò domani".
Ma soprattutto di lavoro: quello sicuro, che non si lascia mai, sulla carta.  La stessa occupazione che magari ti fa alzare con il mal di stomaco, di prima mattina. Perchè siamo arrivati al punto in cui essere "choosy", non solo non è la scelta più indicata, ma ti fa sentire come un Paria, se ne parli con qualcuno. Sembra che sia giusto così: puntare in basso dall'inizio, perchè tanto in alto è così difficile arrivare, che non va di moda provarci.  Ma è veramente  questo che la vita ci insegna?

Io credo di no. Mi rifiuto di credere che non ci siano alternative, che non c'è scelta, quando ci si sente bloccati. Che ci si debba per forza sempre, e solo accontentare. Non è giusto, alla mia età, e in nessun momento della vita. Certo bisogna avere le possibilità di non fermarsi, ma io non sto parlando del ricercare qualcosa che non c'è, del correre dietro ad una chimera o del lottare contro i mulini a vento. Vorrei solo che la si smettesse con tutto questo pessimismo, che fa solamente rima con realismo. Ricordiamoci: non sono sinonimi.

Lo dovevo dire, lo dovevo scrivere. Forse sono una privilegiata: non sono mai stata disoccupata in vita mia, ma anni fa, mi sono adattata ad orari e posti di lavoro non proprio ideali. Ora non posso certo lamentarmi, ma sono stufa di sentire persone che ripetono come un mantra  il detto "tanto non cambierà mai niente". E' ora di reagire.

E se non ricordate ecco a chi deve la sua fama in Italia il termine choosy .

4 commenti:

  1. Ho 25 anni. Tanti, tantissimi miei coetanei (tra chi conosco personalmente, chi sul web) si sono indignati per la frase infelice della Fornero (che a mio giudizio è stata un po' travisata ma vabbè)...ebbene...
    Quegli indignati sono le stesse identiche persone che mi chiedono cosa stia facendo adesso nella vita e che, alla mia risposta "cassiera nella GDO*" (nonostante io abbia una laurea conseguita a pieni voti, una laurea di quelle belle, belle davvero, che mi parlava di viaggi, esperienze all'estero, scambi di culture), mi guardano con occhi a metà tra l'imbarazzato e lo schifato e se ne escono con "ah, e ti accontenti?" "e che ti serviva una laurea per fare la cassiera?" "che palle certo..anche il sabato e la domenica".
    E poi se la prendono per il "choosy", eh.
    E questo mi accade praticamente SEMPRE.

    Ci spero davvero nelle seconde opportunità, nella possibilità di scelta. Tengo gli occhi ben aperti e nel frattempo mi faccio bastare i sorrisi che regalo ai clienti nonostante svolga un umile ruolo da"macchinetta" :) ed il fatto di non pesare economicamente più di tanto su mia madre.

    *con paga da fame irrisoria al fine di una VERA indipendenza, aggiungerei.

    Ti mando un abbraccio, mi spiace aver trovato questo post così in ritardo!

    Claudia

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    1. grazie per il tuo contibuto Claudia. Anch'io ho fatto la cassiera per tre anni, e non mi piaceva neppure. Con i commenti di chi diceva che era un lavoro umile. So benissimo che se non si trova l'occupazione dei propri sogni, ci si adatta anche per non pesare economicamente sulla famiglia. Tuttavia parlo di quelle persone che ti vengono a dire che non troverai mai il lavoro che cerchi. Ecco, potrebbero starsene zitte a volta, no?

      Ricambio l'abbraccio e ti auguro che questo sia solo una fase di passaggio!

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  2. Potrebbero, dovrebbero! Nessuno ha il diritto di calpestare i sogni e le speranze altrui. Dall'alto di quale piedistallo, poi?
    Buona serata!
    Claudia

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    1. concordo in toto, Claudia! Hai il mio sostegno, per quello che può servire!

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