domenica 6 gennaio 2013

Saldissimi


 "Ma dime ti, se mi, con tuti i giorni che ghemo a disposision, go da vegnare qua proprio uncò"

Traduzione per i non veneti: "Ma dimmi tu se io, con tutti i giorni che ho a disposizione devo venire qua, proprio oggi".

Voglio ricordarlo così, il primo weekend di saldi invernali, stagione 2012/2013.
Così: avrà il volto di quell'anziana donna che oggi, domenica 6 febbraio, alle ore 15.30, scendeva dalla macchina, mentre io, commessa, mi accingevo a raggiungere la mia postazione di vendita.
I saldi, del "vorrei ma non posso".
Sì, io con 10 gradi e il sole fuori, vorrei essere al parco, mano nella mano col mio ragzzo. Oppure in qualche bella città, con le amiche, indecise, nello  scegliere quale quartiere esplorare. Ed invece, sono lì, a ripetere per l'ennesima volta che -"no, non ho altre taglie in magazzino, di quella maglietta".
 No, non sono sadica, non la nascondo: non mi piace vederti soffrire, e correrei a prendertela, se solo non fosse stata venduta tre mesi fa. Lo confesso: lo farei anche per me. Presuppongo non sarebbe  una gran cosa  se a fine stagione avessi  ancora il magazzino pieno di merce invenduta.  Semplicemente quella maglia non c'è più. Amen.

Sono lì, che mi sorbisco la signora che si crede spiritosa ed afferma che mi diverto a piegare il maglione che lei ha gentilmente buttato sullo scaffale, così, alla c***o, come se non ci fosse domani. Il mio domani invece è chiarissimo: sarò ancora in negozio.
E sarò di nuovo lì, a chiedermi perchè, anche una "shopping alcoholic" come me, evita ed eviterebbe di entrare in negozio di domenica. Sarà che sono stanca, sarà che secondo me non ne vale la pena.  Sarà che non credo ci volesse un professore occhialuto con laurea in economia per capire che, a parte qualche studente assunto con contratto a chiamata, questa liberalizzazione non avrebbe portato nuove opportunità di lavoro. Nè avrebbe smosso i consumi. Mettiamocelo in testa: in Italia siamo sempre meno benestanti, e il giretto al centro commerciale, si fa perchè fuori è freddo e non per comperare qualcosa. A questo punto allora, perchè non rendere meno cara e più accessibile la cultura, che nel nostro paese si paga ancora salata? Bah. Forse perchè molta gente preferisce "fare la vasca" dentro in negozio, perchè è più comodo, che scervellarsi a fare altro. Siamo un popolo sempre meno benestante sì, ma anche molto più "comodo".
Io mi dissocio.

Ma torniamo ai saldi: sfracelli per outlet e per negozi grandi firme, che partono con gli sconti ad una percentuale alta. Oppure per le botteghe che vendono merce economica, ancora più accessibile con le svendite. Quindi? L'italiano medio non ha molti soldi, ma se li spende vuole il vestito firmato oppure punta a tirar fuori meno soldi possibili. Ecco i risultati.

Non voglio sputare sul lavoro che faccio: sono fortunata ad averne uno e bla bla bla. Ma ogni anno sembra più diffile, più lungo ed estenuante questo periodo in cui mi sento chiedere cose assurde, devo parlare con cinque clienti in contemporanea, giorni in cui "signorina, vorrei quel pantalone che ho visto quattro mesi fa". -"Signorina, signorina, signorina"

Domani mattina io col cavolo che vado in cerca di qualcosa per me. Anche se la mia wishlist ce l'avrei. Domani devo fare tutto quello che in questi giorni, per mancanza di tempo e stanchezza, ho lasciato in disparte.
'Notte, io sono cotta.


Ho motivati dubbi che tu, caro/a collega, sottovaluti la qualità della mia vita....

2 commenti:

  1. Go letto tuto el to scrito,me pare che a rassada a chi che vien in negossio sia pi che bona e iusta,però te digo che par tanta iente non a serve a gnente...poareti...se sta tanto ben drento i a vardare e a far incassare chee pore comesse.No fasso a tradussion parchè so veneto e chi che no capisse ch'el se toga on vocaboario veneto-taian.

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